Dopo la seconda guerra mondiale, l'ingegnere italoamericano Francis Melwin Rogallo brevettò l'ala flessibile biconica autostabile, detta appunto "Ala Rogallo".
 
 Gli studi di Rogallo, tecnico dell'agenzia spaziale americana NASA, furono in prima istanza finalizzati alla realizzazione di un paracadute per l'atterraggio morbido di veicoli e satelliti di ritorno dai voli spaziali (Gemini e Apollo).
 
 L'ala fu ampiamente sperimentata, ma non fu mai utilizzata pienamente per uso militare o spaziale ed alla fine abbandonata.


I Leonardini erano un'applicazione della NASA dell'ala di Rogallo, ideata per paracadutare velivoli al rientro dallo spazio. In pratica si trattava di un triangolo di tela applicato a una semplicissima struttura in tubi di alluminio, il controllo era su due soli assi per mezzo dei piani di coda, la stabilità laterale era assicurata dal baricentro molto abbassato che creava un forte "effetto pendolo". Il motore era generalmente quello del "Maggiolino" Volkswagen.
 Nella Bassa Reggiana di questi Leonardini se ne andavano costruendo diversi, con personali modifiche, che ognuno riteneva "migliorative".














l'ultimo leonardino ancora presente come ricordo storico di Pietro A







 
storia del campovolo 'Arbuschi' 










anni 50
Pietro Arbuschi gareggia con le motociclette d'epoca






anni 60

Pietro arbuschi passa alla passione per i go-cart e finisce sul giornale 'Il Giornale di Pavia'






 


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anni 70

Pietro ed il fratello Giuseppe fondano il campovolo di Robecco pavese












anni 70
arrivano i primi Leonardini










anni 80

C. Gavazzoni vende presso il campovolo il moderno Weedopper






      Weedopper sulla neve











 

deltaplani di oggi




 





veivolo a 3 assi moderno

 
 
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